Hellfire, MegaDrive

Dal Pong alla PS5
SergioRetroForce
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Hellfire, MegaDrive

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Hellfire è il primo shoot 'em up di Toaplan che reca il logo di questo team, già responsabile, sotto etichetta Taito, di titoli di successo come Flying Shark e Twin Cobra. 😉
Il 1989 è un anno particolarmente attivo per questi sviluppatori che, oltre a Truxton 😉 (in cui la loro etichetta non è ancora visibile) e a Hellfire stesso, realizzano su licenza Taito altri tre coin-op: Zero Wing, Demon’s World / Horror Story e Fire Shark. 😉 Lo sparatutto a scorrimento orizzontale in oggetto s’inscrive nella vena “multi-directional blasting” che include, già nello stesso anno, sparatutto come Prehistoric Isle in 1930 di SNK e MegaBlast di Taito. 🙂
Caratteristica peculiare del titolo è la selezione della direzione di fuoco tramite un tasto di switch che permette di alternare 4 “shooting configurations”: frontale (standard), posteriore, doppia in verticale e quadrupla in diagonale. La potenza di fuoco può essere incrementata fino a 5 volte raccogliendo gli item “P”, ottenibili dalla distruzione di determinate navicelle, particolari postazioni e specifiche installazioni nemiche. Il laser in configurazione frontale e posteriore e posteriore è naturalmente più potente che nelle altre due modalità altre due modalità, concentrando il potenziale distruttivo della navicella in un’unica direzione e arrivando a triplicare i fasci di energia tramite i power up. Le modalità “up/down shot” e “4-way diagonal shot” sono, invece, più dispersive e, di conseguenza, più adatte a situazioni di alta concentrazione di piccoli nemici.
L’ordine ciclico con cui, premendo il secondo tasto, si susseguono le configurazioni a partire dalla standard frontale è quello già citato: rear, double vertical e 4-way diagonal. In Hellfire è fondamentale effettuare questo fire mode switching appunto ciclico con la massima rapidità possibile, tenendo conto che premere 4 volte il change key significa ritornare al front fire di default, circostanza che in molti casi può impedire una tempestiva reazione agli insidiosi attacchi nemici. 🙁
La struttura dello shoot ‘em up Toaplan è, per il resto, tendenzialmente canonica: classica ambientazione spaziale, 6 stage suddivisi in due sezioni con modifiche grafichet ra una sub-section e la successiva, mid-level boss e inevitabili guardiani di fine livello.
Esistono poi diverse versioni di Hellfire: una single player only con classica struttura a restart point e altre due variazioni, USA e internazionale, con difficoltà ridotta, modalità per due giocatori in simultanea e sostituzione immediata della navicella abbattuta (continuous play).
Dal punto di vista grafico i game designer di Twin Cobra hanno sicuramente svolto un buon lavoro. Le ambientazioni sono ben delineate e il livello di dettaglio dei fondali è sufficientemente alto da fornire adeguate caratterizzazioni alle varie location (c'è pure una curiosa "citazione visiva" di Tiger-Heli). Tutti i background sono in parallasse con il secondo piano che, in alcuni livelli, sfoggia un suggestivo cambio di luminosità per adeguarsi al look “dark” del gioco. 🙂
Nonostante i colori tendano ad essere un po’ scuri e tendenzialmente poco vivaci (fa eccezione lo stage 4 che vanta un’estetica più ricca e anticipa le tonalità accese di Zero Wing), le sfumature non mancano, essendo opportunamente distribuite nelle ombreggiature di elementi in rilievo del primo playfield, navicelle e postazioni a terra. Gli sprite sono ben disegnati e molto “corposi” e danno già un primo saggio di quello che diventerà lo standard Toaplan. 😉
Le animazioni, tuttavia, risultano generalmente essenziali e, insieme alla carenza di dettaglio di alcuni fondali, tradiscono i limiti di memoria che Taito ha imposto al team. I grafici hanno, tuttavia, riposto particolari cure nella realizzazione dei laser che restituiscono un ottimo blasting feel e ben si sposano con la liberatoria soddisfazione fornita dalle esplosioni, coloratissime e di generose dimensioni e, dunque, particolarmente adatte a enfatizzare l’abbattimento degli ostici mid-level/end-level boss del gioco.
Il motore grafico di Hellfire risente purtroppo di una certa debolezza. I rallentamenti sono infatti costanti in tutti i livelli, verificandosi quando la navicella ha raccolto più di due power up. Le animazioni dei laser causano infatti un fastidioso slowdown cadenzato con il ritmo di fuoco della navicella e il problema è ancora più evidente, com’è ovvio, nella modalità cooperativa per due giocatori. 🙁
Il sonoro del coin-op Toaplan è particolarmente brillante. 🙂 La soundtrack, firmata da Tatsuya Uemura, storico sound man della casa di Tiger-Heli, impreziosisce il serrato gameplay dello shoot ‘em up con irresistibili brani synth-rock. La caratteristica principale delle adrenaliniche BGM di Hellfire e, per esteso, di gran parte delle composizioni di Uemura è la notevole orecchiabilità che, analogamente alla buona dose di grinta rockettara, accentua il coinvolgimento del giocatore e la sua reattività nei confronti della sfida proposta da questo sparatutto.
Gli effetti sonori, pur essendo un po’ grezzi, in quanto limitati a white noise e semplici FX in sintesi, completano degnamente il buon comparto audio del coin-op.
Chi ama gli shoot ‘em up non potrà che apprezzarequesto titolo. Il divertimento è garantito da un gameplay solidissimo che mira al classico feedback positivo dell’ “ancora una partita e poi basta”. 😉 Hellfire è mediamente difficile nelle sue versioni occidentali e più ostico in quella originale giapponese. Se i primi 3 stage non creano grossi problemi, i successivi, invece sono molto più impegnativi e richiedono riflessi fulminei, notevole velocità e assoluta precisione nell’utilizzo dello shooting mode switching. Il coin-op Toaplan, inoltre, può arrivare ad essere abbastanza iniquo 🙁 , quando la navicella è abbattuta in situazioni particolarmente gremite di nemici, con conseguente perdita quasi obbligatoria di più di una vita.
Nonostante l’elevato impegno richiesto, le partite a Hellfire si susseguono con l’ultimo match che, molto spesso, sembra più appagante dei precedenti e induce a giocare ancora… e ancora. 😉 La severa difficoltà di questo sparatutto non impedisce, poi, al giocatore davvero perseverante di terminarlo in tempi relativamente brevi (in fin dei conti, pur essendo piuttosto lunghi, i livelli sono solo 6) e ricavarne una buona dose di soddisfazione che si potrà anche rinnovare in seguito. 🙂 Niente male per uno shoot ‘em up dalla struttura semplice, il cui unico elemento realmente distintivo è la possibilità di variare la direzione di fuoco con uno shooting mode switching in loop! 😉
Il divertimento generosamente offerto da Hellfire rivela però che la sua marcia in più non è, a conti fatti, il fire mode switching, ma il logo Toaplan 😉 che attesta “ufficialmente” che ci troviamo di fronte ad un prodotto davvero valido, mostrando l’apprezzabilissima caratura di un’etichetta che, in seguito, migliorerà ancora il proprio standard qualitativo fino a poter consolidare una vera e propria specializzazione nella categoria degli sparatutto. 🙂
Sega Mega Drive
La conversione di Hellfire sul 16 bit Sega, datata 1990, è affidata a NCS (Nippon Computer Systems), lo stesso team che, già responsabile di Assault Suit Leynos / Targer Earth 😉 , firmerà, sempre sulla console di Sonic, Gynoug e Gley Lancer. 🙂
Il porting dell’arcade hit Toaplan su Mega Drive è decisamente di ottimo livello. 🙂
Tutte le caratteristiche salienti del coin-op sono state fedelmente replicate in questa valida conversione. NCS è riuscita a condensare tutto il divertimento ad alto tasso blastatorio di Hellfire in una cartridge dalla capacità di soli 4 Mbit (512 KB) con compromessi grafici tutto sommato ragionevoli (essenzialmente una riduzione del numero dei colori, tonalità generalmente più fredde, scure e a tratti acide e una semplificazione del dettaglio su sprite e playfield) e alcune feature extra che migliorano la flessibilità del gameplay originale. 🙂
In questa versione di Hellfire è infatti possibile utilizzare una sorta di super beam / smart bomb che valorizza il 3° tasto del pad e consente di attenuare la difficoltà rispetto al coin-op. NCS ha inoltre dotato il caccia spaziale di un comodo mini-pod “intelligente” che sfoltirà un po' con le sue evoluzioni le formazioni nemiche e sarà di grande aiuto nei confronti con gli avversari più difficili da abbattere. Non mancano, infine, i classici scudi energetici che, analogamente a Darius II, possono essere cumulati; va, però, specificato che lo scudo base protegge da un solo proiettile nemico, ma raccoglierne un altro senza aver perso il primo raddoppia comunque questo pur minimo livello di difesa.
L’accuratezza riposta in questo porting è particolarmente apprezzabile e si concretizza anche in dettagli tecnici come l’adozione di una minima escursione verticale dello scrolling a compensazione della riduzione imposta alla finestra di gioco dalla barra di status nella parte superiore dello schermo. Sempre a livello grafico si segnala: la fedele replica dello scorrimento parallattico del coin-op, alcune interessanti variazioni nel design di boss ed elementi del fondale e l’eliminazione dei tipici rallentamenti della versione arcade. 🙂 L’unico neo grafico riscontrabile in questa conversione è il marcato sfarfallio dello scrolling accelerato in occasione degli scontri con i boss. 🙁
Il sonoro, infine, risulta tutto sommato in linea con la qualità generale del porting. 🙂 Le musiche sono infatti abbastanza simili a quelle originali al netto di un certo cambiamento del sound dovuto più a un sound engine non propriamente avanzato che non alle effettive differenze di potenzialità tra i chip audio in gioco. Le percussioni perdono diversi punti in nitidezza ed incisività, ma la resa del synth, pur indiscutibilmente grezza, risulta in ogni modo convincente anche sul 16 bit Sega. Buoni infine gli FX che si attestano più o meno sullo stesso livello della versione arcade.
Sul piano del gameplay nulla da eccepire! Hellfire in versione Mega Drive è infatti particolarmente divertente. 🙂 La difficoltà standard (“easy”) propone già una sfida da non sottovalutare e, per gli hardcore gamer, è disponibile anche il difficilissimo livello “hard” che metterà veramente alla prova i riflessi e la capacità di cambiare tempestivamente la modalità di fuoco… e non finisce qui, visto che ne esiste anche uno segreto (sbloccabile) per i veri ninja del joypad dal curioso nome “Yeah, Right”. (
Piero Peter Punk Spanò
😉 )
Analogamente a molti altri shoot ‘em up “tradizionali” a scorrimento orizzontale della line-up Mega Drive (fanno eccezione Bio Hazard Battle / Crying e Aero Blasters, nonché la conversione di Forgotten Worlds), non è purtroppo disponibile il 2 player co-op mode. 🙁


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