Rainbow Islands, Atari ST, 1988

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Rainbow Islands, Atari ST, 1988

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Se dovessi rispondere a un'ipotetica domanda su quale sia stato il videogioco che più ho apprezzato tra quelli acquistai per il mio Atari ST, probabilmente menzionerei Rainbow Islands 🙂
Già... perché com'era stata realizzata la conversione di Rainbow Islands per Atari ST e Amiga ? 🙂
Dal punto di vista tecnico e contenutistico c’è pochissimo da eccepire: tutti i dettagli delle prime 7 isole sono presenti e riprodotti con ammirevole cura, la finestra video, pur delimitata in senso verticale, rimane relativamente ampia in entrambe le versioni, i movimenti degli sprite non perdono troppo in termini di fluidità nella versione ST, lo scrolling è nettamente sopra la media per quest’ultimo sistema (la versione per il 16 bit Commodore, invece, valorizza in parte i chip custom per garantire una migliore quanto leggermente più rapida gestione degli elementi grafici ed evitare i rallentamenti, abbastanza frequenti nella versione Atari), musiche e FX, in proporzione alle potenzialità dei rispettivi chip sonori, sono qualitativamente validi e la giocabilità ugualmente notevole 🙂
Il principale limite estetico di queste conversioni è causato dal fatto che la grafica sia realizzata livellando i colori su schermo a 16 (pur ottimamente selezionati e distribuiti), vale a dire al limite della low-res 320X200 degli Atari ST, senza valorizzare, dunque, le specifiche tecniche degli Amiga che avrebbero consentito di riprodurre fedelmente la relativamente più colorata grafica del coin-op, delineata con almeno 32 tonalità on-screen.
Dal punto di vista contenutistico si segnala la limitazione a 7 delle isole presenti, essendo state perse nei porting le 3 isole segrete. Purtroppo l’indiscutibile competenza dei programmatori Graftgold si scontra con un limite di soli due dischi (single sided: 360 kB) per la versione ST e di uno (double sided: 880 kB) per quella Amiga e la conseguenza è, appunto, la riduzione del numero dei livelli dai 40 del coin-op ai 28 delle conversioni.
Nonostante i suddetti compromessi, cui si aggiunge una velocità dell’azione inferiore a quella dell’originale (in particolare nella versione per il 16 bit Atari che risente di una certa inclinazione agli slowdown), Rainbow Islands costituisce una garanzia di eccezionale divertimento anche su ST e Amiga e, tenuto conto dei limiti hardware del primo (mancanza di co-processori per la gestione di scrolling e sprite e chip audio particolarmente “basilare” -praticamente analogo a quello di MSX 1, Amstrad CPC e ZX Spectrum 128/+2/+3-) non si può che elogiare i programmatori per la notevole valorizzazione delle potenzialità audiovisive del sistema. 🙂
Rainbow Islands, coin-op Taito di classe cristallina perfetto in ogni sua parte quanto straordinariamente divertente, continua a brillare nella notevole conversioneper Atari ST. Nonostante i limiti hardware di questo sistema, Graftgold è riuscita a riprodurre magistralmente gran parte dell’inimitabile feeling del coin-op. Malgrado pesi un po’ sulla longevità del porting l’assenza delle tre isole segrete, sacrificate sull’altare dei limiti di memorizzazione (e/o tempistiche di sviluppo) imposti ai programmatori, Rainbow Islands in versione Atari ST garantisce in ogni modo molte ore di sano e spensierato divertimento arcade e costituisce un titolo assolutamente irrinunciabile per i possessori di questo home computer. 🙂
(Precisazione: Graftgold, il team cui Ocean affidò lo sviluppo delle conversioni di Rainbow Islands su Atari ST e Amiga, oltreché su Commodore 64, ZX Spectrum e Amstrad CPC, fu fondato nel 1983 da Steve Turner e immediatamente integrato con un elemento del calibro di Andrew Braybrook.
Questo developer rimase legato ad Hewson Consultants fino al 1988 e, sotto tale etichetta, realizzò per gli home e i personal computer del periodo titoli del calibro di: Uridium, Paradroid e Gribbly's Day Out. 😉 )

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