Bubble Bobble,Atari ST

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SergioRetroForce
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Bubble Bobble,Atari ST

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Nel mese di agosto Bubble Bobble ha "compiuto" 34 anni. 🙂
Mi piace così iniziare a ricordarlo a partire da uno dei miei acquisti videoludici migliori 😉 , uno di quei porting per C64, CPC, ZX, ST e Amiga sono realizzati dal team inglese Software Creations, sviluppatori che così diedero una svolta cruciale alla loro carriera grazie alla prestigiosa licenza Telecomsoft / Firebird.
Una delle versioni loro affidata fu quella per Atari ST, 16-bit home computer che in quel periodo iniziava a godere di una buona popolarità in ambito europeo (il 1987 fu un anno decisamente buono per le vendite) e costituiva dunque una base d’utenza da non trascurare in vista di un sostanzioso risultato commerciale di questa attesissima conversione. Bubble Bobble su ST godette di un notevole successo: elogi sperticati della stampa, popolarità di lungo corso presso gli ataristi e posto d’onore nella line-up videoludica di questo home computer. 🙂
Sulla base del codice della suddetta versione, firmato da David J. Broadhurst, Software Creations realizzò anche il porting su Amiga che differisce da quello ST, oltre che per un'"effetto tilt" (di fatto uno "scuotimento" in verticale della videata) dello schermo correlato all'esplosione della "smart bomb", per colonna sonora e FX qualitativamente superiori in ragione delle radicali differenze tra il chip audio in dotazione all’ST, lo Yamaha YM2149F e quello montato sull’hardware Commodore, il Paula 8364 (ben valorizzato da un ottimo David Whittaker).
In entrambi i casi, la stampa specializzata elogiò appunto l'allora relativamente pregevole fedeltà delle conversioni che, rispetto a quelle per sistemi 8 bit, beneficiavano sicuramente della migliore pulizia grafica consentita dalle risoluzioni utilizzate. 🙂 Queste ultime, tuttavia, sono solo apparentemente più alte di quella del coin-op (256X224), poiché entrambi i porting soffrono di una finestra video delimitata da una vistosa barra di status che ne riduce significativamente le dimensioni, portandole ad avvicinarsi molto al suddetto.
La grafica di queste conversioni ha subito un lieve ma percepibile impoverimento rispetto al titolo originale 🙁 : i colori su schermo sono stati livellati su entrambi i sistemi al limite standard di 16 tonalità della ST low-res (il coin-op ne visualizzava fino a 32), le animazioni appaiono semplificate e gli sprite ridimensionati (pur godendo dello stesso livello di definizione per i motivi già esposti e risultando, dunque, più “longilinei”). Da rilevare, infine, che il ritmo di gioco è più lento con conseguente mitigazione della difficoltà, si notano alcuni slowdown e, in generale, diversi piccoli “tagli” o rimaneggiamenti di ordine estetico.
I motivi di tutti questi compromessi sono in parte da imputare alle difficoltà inerenti alla programmazione di un titolo come questo su un hardware, come quello dell’Atari ST, non potendo tale sistema contare su co-processori dedicati per la gestione degli sprite (queste problematiche non avrebbero dovuto influire in alcun modo sulla versione Amiga, ma la conversione diretta da ST le “portò in dote” sull’home computer Commodore).
Le caratteristiche complessivamente positive del comparto video (curato da Andrew R. Threlfall), la generale fluidità, la nitidezza e la cura riposta nella realizzazione di ogni elemento fanno comunque leva sul non trascurabile vantaggio dato da gestire un titolo privo di scrolling, cosa che, al netto dei passaggi tra stage/videate in scorrimento verticale, consente di utilizzare la CPU Motorola 68000 per i soli movimenti degli sprite.
Decisamente apprezzabile, poi, la capacità dei programmatori di memorizzare tutti gli elementi fondamentali del coin-op in un floppy disk compatibile con il lettore del 520 ST (il modello più venduto della "Sixteen Thirty-two series" in quegli anni e quindi adottato come standard) e dunque della capacità di soli 360 kB. 🙂
Ugualmente lodevole infune l’impegno di ottimi chip musician del calibro di Tim e Geoff Follin, talentuosi autori che riuscirono ad ottenere dal “difficile” chip Yamaha YM2149F (“parente” prossimo dei General Instrument AY-3-8910 in dotazione a MSX, Amstrad CPC e ZX Spectrum 128/+2/+3) una resa assolutamente dignitosa delle musiche originali e FX di qualità tutto sommato apprezzabile. 🙂
Questa disamina di tutte le differenze in termini audiovisivi tra la conversione di Bubble Bobble su Atari ST / Amiga e il coin-op originale non deve far dimenticare che i soli due anni dal lancio sul mercato, nel 1985, del 520 ST (il 1040 ST, invece, ha visto la luce solo pochi mesi prima del porting dell’arcade hit Taito su tali home computer) non consentivano ancora una valorizzazione dell’hardware sufficientemente avanzata da garantire sostanziosi margini di miglioramento.
In seguito, invece, furono realizzati su ST titoli graficamente molto più complessi del platform firmato Firebird / Software Creations che, con il senno di poi, in virtù di una superiore ottimizzazione del codice e, inevitabilmente, di una più opportuna memorizzazione su più dischetti, si sarebbe potuto avvicinare molto di più ai livelli del coin-op.
La conversione del superhit Taito, invece, consegna agli ST user “solo” un titolo che, come usava intercalare l'avvocato di Johnny Stecchino nell’omonimo film di Benigni, “in buona sostanza” è Bubble Bobble 😉 , un capolavoro arcade dotato, anche in questo valido porting, di un’inesauribile carica di divertimento nel single come in particolar modo nel 2 player mode. 🙂
Il Longplay 🙂

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