Home Into the nerd groove Brusaporto : i computer Sharp di Retroforce.

Brusaporto : i computer Sharp di Retroforce.

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Molti curiosi si sono fermati davanti alla nostra postazione alla fiera di Brusaporto, incuriositi dal fatto che le tastiere fossero in caratteri giapponesi e in molti mi hanno chiesto se ci fossero differenze fra i computer giapponesi e quelli fatti nel resto del mondo.
Secondo me sì.
Ci sono differenze funzionali che sono legate al tipo di pensiero giapponese e anche al loro stile di vita e vale la pena spiegarne qui alcune; chi è stato ospite della nostra postazione in fiera le avrà già sentite, ma vale la pena di spiegarle per chi non c’era.

Per prima cosa abbiamo deciso di portare tre Sharp di tre anni diversi per mostrarne in parte l’evoluzione, in parte le scelte costruttive; nonostante fosse il più datato e il più semplice dal punto di vista costruttivo, è piaciuto molto lo Sharp X1 Scarlatto e a ragione, per il suo impatto visivo.
Questo è stato uno dei primi della serie X1 e risale appunto al 1982 ; il colore non è stato scelto a caso, ma è uno dei più rappresentativi per un giapponese, unico paese al mondo dove i bambini disegnano il sole rosso invece di giallo.
Nella filosofia giapponese il rosso ha una valenza simbolica profonda ed è legato ai templi scintoisti, ai cui ingressi vi sono le famose colonne rosse in legno dipinto, i “Torii”e le cui statue guardiane hanno di solito dei collari o dei drappi scarlatti attorno al collo, a simbolo di protezione.

Non è un caso quindi che la Sharp abbia deciso di utilizzare un simile colore per lanciare una nuova serie, in cui sicuramente i giapponesi si identificavano facilmente.
Questo modello ha un solo slot per Floppy, cosa rara, visto che di solito sono due, ma aveva la possibilità di appaiare un lettore per cassette ; la linea X1, basata sulla CPU Z80, veniva chiamata “Clean Computer” poichè non aveva un Basic nella ROM, che doveva essere caricato da cassetta, lasciando però completamente vuota la RAM, ma i loro monitor dedicati avevano già la capacità “Superimpose”.

Il secondo modello che abbiamo portato è lo “Sharp X1 G”, uscito nell’86 e che rappresenta due migliorie particolari : intanto il case era stato reso più compatto e c’era la possibilità di metterlo in posizione verticale, cosa indispensabile per le dimensioni ridottissime degli uffici giapponesi.
La pulsanteria di controllo era stata spostata tutta frontalmente, in modo da non dover girare dietro al case per utilizzarla, errore che invece era presente in alcuni dei primi MSX ; inoltre tutti gli slot erano doppi e per questa scelta non c’è una sola motivazione ma diverse.


Intanto l’efficienza, per cui se uno slot non avesse funzionato, ne rimaneva comunque un altro; la seconda motivazione, quella più in linea con il pensiero giapponese, è quella della “copia di riserva”.
Soprattutto negli ambienti editoriali, come quelli delle piccole stazioni televisive, dopo l’editing i video dei reportage venivano fatti in due copie ; una andava in lavorazione, mentre l’altra in archivio.
Il lavoro dell’archivista è infatti preso molto seriamente in Giappone e l’addetto all’archivio è considerato un tecnico altamente specializzato e di pregio.
Altra ragione per i due slot è il problema del vocabolario giapponese; intanto la lingua giapponese ha due alfabeti fonetici più i Kanji e mentre gli alfabeti occupano poco spazio a livello di memoria, i Kanji invece sono un caso a parte.
Essendo dei disegni, più che delle lettere, come tali occupavano molto spazio e necessitavano di un floppy a parte , che veniva caricato solo in fase, ad esempio, di traduzione dal giapponese all’inglese, o nel caso si cercasse un termine poco usato nella lingua giapponese che ne richiedeva un consulto, per poi essere rimosso.


Il terzo computer che faceva parte del trio Sharp è l’ultimo della seri X1, uscito nell’87 prima che iniziasse la serie X68000 ed è lo “Sharp X1 Twin PC Engine” ; dai comandi, sempre frontali, si poteva decidere se utilizzare l’X1 o il “TurboGrafx-16” ( la console PC Engine) in cui venivano inserite le “HU Card” ; l’inserimento e l’estrazione delle card era manuale , senza una molla o un meccanismo di ritorno, ma attorno alla fessura di inserimento, erano state lasciate due aree vuote per poter estrarre le Card senza problemi.

Twin in funzione con HuCard inserita in basso ( bianca) e pulsanti visibili nella parte superiore destra.

Un’ ultima precisazione la meritano i prezzi i questi tre computer all’epoca, che fanno molto riflettere sul fatto che in Giappone la filosofia dominante fosse che tutti avevano diritto ad avere un computer a casa, anche i meno abbienti; lo testimonia il fatto che i prezzi corrispondessero alla metà se non a circa un terzo delloo stipendio medio di un impiegato giapponese:
Sharp X1 (scarlatto) del 1982 : prezzo all’epoca : 155.000 yen / stipendio mensile medio all’epoca 241.000 yen
Sharp X1 G (nero) del 1986 : prezzo all’epoca : 118.000 yen / stipendio mensile medio all’epoca 273.000 yen
Sharp X1 Twin PC Engine(nero) del 1986 : prezzo all’epoca : 99.800 yen / stipendio mensile medio all’epoca 283.000 yen.

Foto tempio : 1